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Auguri a Scala, il Gusto del gol

augusto scala piero fanna

Il fantasista di San Piero in Bagno è ancora nel cuore dei tifosi ormai negli “anta” per un pallone in porta decisivo nello spareggio di Genova del ’77

Se Augusto Scala, 70 anni precisi oggi, per i tifosi nerazzurri è ancora oggetto di culto, un motivo ci sarà. 158 presenze e 33 reti tra B (cinque campionati) e A (soltanto due), 18 e 2 in Coppa Italia, 5 in Coppa Rappan. Ma il pallone nel sacco che a Bergamo e dintorni ha reso un mito intramontabile il raffinatissimo quanto discontinuo e anarchico genio del calcio anni Settanta resterà per sempre il secondo dei due rifilati dall’Atalanta al Cagliari nello spareggio-promozione di Genova del 29 giugno 1977. 10′ della ripresa: a tiro del vantaggio mancino di Tonino Rocca a fil di legno sul cross di Pierino Fanna, ecco il fallo su Bertuzzo e la punizione a due fintata da Rocca con Ezio Gol ad appoggiarla per la botta all’incrocio di Gusto Gol. Rendendo inutile il sussulto di Oreste Lamagni alla mezzora: Dea di nuovo in massima serie, come confermerà l’occhiale col Pescara a Bologna il 3 luglio successivo.

COLPO DA SETTANTA. Chioma lunga e barba da filosofo, il romagnolo di confine Scala, che quel giorno indossava la 9 e nove giri di lancetta più tardi fu sacrificato sull’altare del cambio tattico – leggi: per chiudersi – con un certo Antonio Percassi, era approdato minorenne al Bologna da Bagno di Romagna (frazione San Piero), paesino sull’Appennino Tosco-Emiliano. Classe a pacchi e abilità da fermo, nel passaggio e nello stretto, ma anche spirito libero. Troppo, per i tempi. Con due Coppe Italia comunque in saccoccia da rossoblù (’70 e 74′) e il prestito a Cesena (1972-1973) alle spalle, il gran rifiuto: vogliono cederlo all’Avellino, lui non va, viene aggregato alla Primavera e il 14 aprile ’74 le partite cominciano con 10′ di ritardo per lo sciopero dell’Associazione Italiana Calciatori. La morte del vincolo: prima i giocatori erano legati alla volontà dei club.

SETTE ANNI A BERGAMO. A Bergamo, invece, pur tra prestazioni e rendimento sempre sull’altalena, la mezzala-interno che amava la libertà rimane un settennio. Da un avvicendamento cadetto in panchina all’altro, all’alfa e all’omega del suo magistero: Heriberto Herrera-Angelo Piccioli e Bruno Bolchi-Giulio Corsini. Con Giancarlo Cadè-Gianfranco Leoncini al secondo atto e tanto, tantissimo Titta Rota in mezzo. 8, 10 o sporadicamente 9 il numero sulla schiena. Tre volte cannoniere scelto atalantino: 8 all’esordio, 6 al ritorno in A (doveva aveva esordito tra i felsinei il 24 novembre ’68 contro il Milan al “Dall’Ara”) insieme ad Angelo Paina e un settebello nella penultima stagione orobica a braccetto con Ezio Bertuzzo. Tantissimi auguri.

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