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L’ex mancato – Schelotto, il Levriero che non trova mai pace

Mini storia di un giocatore che forse avrebbe potuto diventare più forte, se solo fosse riuscito a sposare un progetto per più di un annetto e mezzo a botta

Per impedirgli il rendez-vous con la squadra che gli ha fatto da trampolino, stavolta, c’è voluto il crac di quelli seri. Legamento crociato anteriore del ginocchio destro, avversario impossibile da sconfiggere, dribblare o seminare, anche quando hai la rapidità da levriero come da soprannome. Il Galgo, al secolo Ezequiel Schelotto, all’Atalanta e a Bergamo ha conservato estimatori. Pochi, perché chi se ne va ad annata in corso spesso viene preso per traditore. Forse è la sua impossibilità di stare fermo in una piazza del calcio per più del necessario che serviva o serve per farsi desiderare altrove a impedire di ricordarlo con la simpatia delle origini.

CORSE & RISSE. L’ultimo regalo del fiuto dirigenziale da scout di talenti di Carlo Osti, direttore sportivo ora alla Samp e sbaraccato da Zingonia dopo l’ultima retrocessione e il conseguente cambio di proprietà Ruggeri-Percassi nella primavera del 2010, da ex qualche problemino l’ha storicamente avuto o provocato. Vedi rissa dopo il 4-3 all’Inter, suo club da gennaio con Jack Bonaventura e il triplettista German Denis a far saltare il banco a San Siro il 7 aprile 2013: lui, il Galgo, fresco ex in maglia Beneamata, subentrato a 8′ dal 90′ a Cambiasso, ha da ridire con Luca Cigarini, Cristian Raimondi vendica il Professore tirando un pugno in faccia all’argentino lungo e capelluto e Carlos Carmona si fa dare 3 giornate di stop come CR77 per essersela presa a gara conclusa con uno della panchina.

EX AL VELENO. Di suo Schelotto, di Buenos Aires (23 maggio 1989), passaportato per il bisnonno genovese di Cogoleto (i fratelli Emanuel Federico e Lucas Daniel sono calciatori come lui: bella media, 3 su 7 di cui 5 maschi) e regolarmente con la famiglia al seguito anche sotto le Mura Venete, nella breve permanenza a Milanello si fece voler bene per aver pareggiato i conti nel derby casalingo del 24 febbraio 2013. Quella fu una mezza stagione, niente a che vedere col suo record personale di due e mezza a Cesena, il club che l’aveva scoperto nel Banfield per portarlo diciannovenne nel Belpaese. Col nerazzurro orobico, storia d’amore dalla durata che fa media: una e mezza, con vendetta consumata senza sangue agli occhi firmando il poker nel recupero all’”Atleti Azzurri d’Italia” a favore del Parma del bergamaschissimo Roberto Donadoni, 16 febbraio 2014.

GOSSIP & PALLONE. Dalle nostre parti il Levriero corse tanto, anzi parecchio. Senza mai dribblare le fiammate fuori dal campo. Famosissima la catena di destra con l’allora terzino Andrea Masiello nella prima metà del 2011-2012. Si partiva da meno 6 per il pasticcio del calcioscommesse in cui era implicato Cristiano Doni: fino alla sospensione del viareggino (implicato nella stessa inchiesta) erano stati fuochi d’artificio, duetti e sovrapposizioni al bacio. Lontano dal rettangolo verde, pure carezze e una convivenza con una ragazza bergamasca nel bell’attico dell’immobiliare Percassi in via Paglia. E il litigio milanese-discotecaro del post Juve-Dea 3-0 (16 dicembre 2012) con tanto di passeggiata in Questura e multone del direttore generale Pierpaolo Marino: il segno della fine del rapporto, anche con la dirigenza. A gennaio, stessi colori sociali ma nella metropoli lombarda. Botta, plusvalenza e via.

CAMPIONE MANCATO? 3 milioni e mezzo più comproprietà di Marko Livaja, altro tipetto da prendere con le molle. All’Atalanta Ezequiel, fisico slanciato e capelli corvini al vento, piede poco educato ma bravo a coprire, a spingere e nei tagli, punì soltanto Novara e Siena in 56 allacciate di scarpe complessive. Da esterno-pendolino alla Gian Piero Gasperini, paradossalmente, sarebbe stato più performante. I palloni in porta, del resto, ammontano a 17 in 278 match da professionista: mai stato il suo mestiere. All’inizio, fin dal ritiro di Rovetta, aveva lasciato tutti a bocca spalancata: grinta da vendere, passo triplo rispetto a tutti gli altri, corsia vangata su e giù senza bisogno di rifiatare. Con tutta quella gamba, una carriera che a dispetto di qualche grosso nome e l’unica presenza in Nazionale azzurra (il 15 agosto 2012 nel ko per 2-1 a Berna con l’Inghilterra) non è stata finora un granché: prestito a Catania prima di Bergamo, al Sassuolo, al Parma e al Chievo da interista, quindi a titolo definitivo allo Sporting Lisbona (quasi due stagioni, il record dei record) e al Brighton che al secondo giro di corsa l’ha tenuto fermo fino alla finestra invernale riaperta sul lato “musso” della città di Giulietta.

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