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Magrin tira la bomba: “Atalanta pronta a correre, sul Gasp polemiche assurde”

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Marino Magrin a CalcioAtalanta.it: “Fa piacere essere nel cuore dei tifosi, anch’io correvo come l’Atalanta del Gasp. Che in Champions dirà la sua”

Lui era quello che tirava la bomba. E nel frattempo incideva anche l’inno dell’Atalanta. Forza Atalanta dai, spingi più forte che puoi. E chi se lo scorda, o chi non l’ha tramandato ai più giovani? Marino Magrin è stato votato dai nostri lettori come mezzala più forte della storia nerazzurra. “Un numero 8, anche se negli ultimi anni ho fatto il trequartista. Nel calcio i ruoli cambiano e si evolvono, i movimenti no. Anche Roberto Soldà, che era il libero, si sganciava per impostare come i difensori moderni. E io iniziavo a correre dalla fase difensiva agli inserimenti, per l’ultimo passaggio o la conclusione”. Parole e musica da uno degli eroi della risalita dalla C1, a difesa dei colori e della causa dal 1981 al 1987.

Magrin e l’Atalanta, una storia d’amore infinita.
“I tifosi mi ricordano con affetto, so di finire sempre nella classifica dei più considerati. Del resto ho dato sempre il massimo perché lo sentivo. La mezzala di allora, comunque, tornando ai paragoni, non faceva niente di diverso dal Remo Freuler di oggi. Ci si evolve, ma il calcio degli anni ottanta sopravvive. Vedi gol del Napoli in Coppa Italia, Nedo Sonetti anche in B prevedeva il cosiddetto attacco del portiere dopo la palla inattiva contro: rimessa rapida e lunga di Piotti, corsa di 50-60 metri e inserimenti, magari appoggiati da Marco Pacione che era il perno dell’attacco. Non è poi così cambiato il gioco del pallone”.

Correvate allora e si corre oggi con Gasperini.
“Un grande allenatore che può avvalersi di uno staff con tanti preparatori. Ai nostri tempi c’era solo Feliciano Di Blasi. Bravissimo, all’avanguardia, pur senza droni, computer e GPS per rilevare le prestazioni individuali. Si faceva corsa nell’ordine dei nove-dieci chilometri: oggi la distanza è inferiore, ma a un ritmo più alto”.

Il tecnico è finito nella bufera per le sue rivelazioni sul Coronavirus.
“Polemiche inutili e assurde a cui non c’è niente da aggiungere. I sintomi prima di Valencia non li aveva, a fine partita e poi in aeroporto al ritorno saltava dalla gioia: abbiamo visto tutti le immagini e i video. E abbiamo combattuto tutti con un male infame che a me personalmente ha strappato due amici con cui giocavo a tennis e un vicino di casa. I bergamaschi sono pronti a ripartire. L’Atalanta lo è altrettanto: i giocatori sono seguiti e monitorati dai medici, l’attitudine del Gasp alla preparazione meticolosa e dosata farà riprendere a correre la squadra fin dal Sassuolo.

In Champions, nessuna alternativa alle gare secche da Final Eight.
“Anche perché partendo ad agosto a campionati nazionali conclusi sarebbe arduo organizzare andata e ritorno. L’Atalanta, un mix di tecnica e agonismo, nei 90 minuti può fare la sorpresa: il cambio di formula implica un cambio di mentalità, bisogna dare tutto pur aggiungendoci una buona dose di accortezza. La fase difensiva conterà tantissimo. La volontà di non giocarsela ai rigori anche. E la preparazione, il fiore all’occhiello dei nerazzurri, può fare la differenza”.

13 partite di serie A in 43 giorni, però, non sono uno scherzo.
“Un simile calendario a maglie fitte non era immaginabile non dico ai miei tempi, quando non c’era il tour de force di adesso, ma anche appena prima della pandemia. Nessuno avrebbe mai potuto preventivare una sciagura del genere: a casa mia uscivo solo io ogni 10 giorni, e al ritorno mi cambiavo sempre d’abito e le scarpe disinfettandoli. Io ero sicuro anche un mese fa che il calcio sarebbe ripartito dopo la metà di giugno e così è stato. Il problema sarà la gestione degli infortuni a livello muscolare: la differenza tra mantenere il tono a casa in quarantena e conservarlo sul campo è netta. L’Atalanta, per come la conosco io, è pronta a correre di nuovo. Anche se è stata fermata sul più bello”.

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