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L’Atalanta segna poco. Regaliamo una punta al Gasp a gennaio?

I nerazzurri hanno confermato anche con lo Young Boys di aver perso per strada la loro abituale prolificità. Mai più di due gol a partita: a gennaio serve una punta

Nove tiri in porta contro uno, ma vittoria di misura. Il terminale unico di nome Duvan Zapata costretto a cantare e portare la croce. Nemmeno l’ombra d’un’altra punta, circostanza comune fin dall’estate. Trovando lui, senza l’aiuto di anima viva e lasciando sul posto metà difesa nemica, il vassoio – “Un assist che vale una rete”, Gasp dixit – per l’infornata dolce come un bignè di Matteo Pessina per il battesimo del fuoco con la Champions League a Bergamo alla voce 3 punti. Contro lo Young Boys l’Atalanta ha confermato di essere la lontana parente della gioiosa macchina da gol del triennio precedente, quando aveva allegramente sfondato il muro dei cento a stagione. In questo scorcio di stagione, al massimo, è stata imbracciata la doppietta ad allacciata di scarpe.

SORPRESA: L’ATALANTA SEGNA POCO. 2-1 al Toro e al Sassuolo, stesso score ma al rovescio in casa con la Fiorentina, occhiali col Bologna, successo risicato a Salerno, 2-2 a San Siro e a Villarreal. Il conto fatelo voi. In proiezione, considerando la cinquantina di partite a stagione circa, col piffero che a questi ritmi si potranno anche solo sfiorare con l’immaginazione i 103, 116 e 113 palloni nel sacco nemico dal 2018 all’annata scorsa, di cui 77, 98 e 90 nel solo campionato di serie A. Non è arrivato un attaccante in più, non un centravanti ma una spalla, un’ala d’origine di quelle che piacciono tanto a Gian Piero Gasperini tipo lo Iago Falque dei bei tempi, un Matteo Politano, uno Josip Brekalo, un Jeremie Boga o un Mimmo Berardi. La versione ufficiale è che la mancata partenza di Josip Ilicic avrebbe sbarrato il passo a una new entry. Che sia in grado di convincere scettici, addetti ai lavori e tifosi è un altro paio di maniche. Nessuno potrebbe mai spacciare per attaccanti Ruslan Malinovskyi, Mario Pasalic e Matteo Pessina. Un conto è la tattica, ma bisogna saper finalizzare. E per farlo bisogna essere del mestiere.

UNA PUNTA A GENNAIO PER IL GASP? Il tecnico grugliaschese, recuperato il Toro di Cali dalle noie al ginocchio destro di fine estate, fino alla seconda giornata europea è stato costretto a spremerne ogni energia soprattutto a causa del crac al quadricipite femorale destro del connazionale Luis Muriel. Appena rientrato e in evidente sovrappeso. In rosa c’è solo un’altra prima punta, Roberto Piccoli, rimasto dov’è perché la coperta era corta. Risultato di questa concomitanza non certo inedita di concause negative? 8 palle in porta contro 6 raccolte in A, 3 a 2 nel Group Stage F di CL. Poca roba, appunto. Urge innesto alla prossima finestra di calciomercato. Perché di un Aleksey Miranchuk, per dirne una, entro brevissimo non si saprà che farne. Fantasisti e mezze punte ci sono già. A gennaio, anche solo per variare un copione a rischio di prevedibilità, serve l’innesto importante. Domanda: e perché non provvedervi prima, in tempo utile?

 

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