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I 38 di Barreto, il Cagnass del ritorno in serie A

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Spegne oggi 38 candeline il centrocampista paraguaiano, uno che a Bergamo non riuscì a fare bene come avrebbe voluto. Un Cagnass in mediana

C’era una volta una retrocessione in B, l’ultima dell’Atalanta, in cui Edgar Barreto, rottosi il piede sinistro dopo una manciata di partite, non poté nemmeno provare a mettere una pezza e la pronta risalita in cui invece il Cagnass paraguiano fece il suo per la buona riuscita dell’impresa. Precisamente nella mediana a due del redivivo della panchina Stefano Colantuono, dedito ad accoppiarlo spesso e volentieri all’ex compagno nella Reggina Carlos Carmona, El Siete Pulmones cileno che era come suo fratello, in un duetto dei soprannomi epocale. Oggi, venerdì 15 luglio, l’uomo di Asuncion compie 38 anni.

BARRETO, IL CAGNASS DELLA PROMOZIONE. Prelevato dagli amaranto nell’estate 2009 dell’addio di Gigi Delneri, sostituito dalla meteora Angelo Gregucci per un valzer di allenatori passato da Antonio Conte, Valter Bonacina (a Palermo) e Bortolo Mutti, Barreto, 60 partite e 3 gol nella sua Nazionale, era uno che non tirava mai indietro la gamba, calciava bene le punizioni e passava ancor meglio la palla. Poca roba, però, la prima annata, troncata dopo appena una cinquina di partite di cui quella in Coppa Italia col Cesena: il 9 settembre 2009, battendo l’Argentina nelle qualificazioni mondiali, ecco la microfrattura al quinto metatarsale sinistro a rovinargli tutto. Si sarebbe rifatto nel 2010-2011 del ritorno al soglio presidenziale di Antonio Percassi, bucando soltanto il Padova nel 4-1 bergamasco del 30 ottobre 2010. Il 31 agosto dell’anno successivo, il passaggio al Palermo.

BARRETO, NON SOLO ATALANTA. Leader e anche capitano, rimase in rosanero un quadriennio, allenato anche dall’attuale mister nerazzurro Gian Piero Gasperini, prima di passare alla Sampdoria e chiudere la carriera nella sua rampa di lancio europea, il NEC Nimega. Da avversario, pure due marcature e altrettanti assist, serie chiusa dalla zuccata a fine primo tempo del 2-1 blucerchiato il 28 agosto 2016 a scapito di un Gasp già traballante alla seconda giornata. In tutto, fra Cerro Porteno e il resto, una parabola da oltre mezzo migliaio di partite con una quarantina scarsa di palloni nel sacco. Fosse poco, per il felice sposo di Rocho, che ha tatuata addosso, e padre di Mathias e Iker, prèsago della futura carriera quando piegava le mani nel salotto di casa al fratello maggiore Diego. Tanti auguri.

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