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A Pašalić non rinuncia più nessuno, nemmeno la Nazionale

Meno incisivo sotto porta rispetto alle stagioni passate, è però ormai un irrinunciabile a tutti gli effetti per mister Gasperini

Spesso discusso nonostante una partecipazione all’attività realizzativa quasi da attaccante, Mario Pašalić sembra aver trovato definitivamente il proprio centro di gravità permanente nella stagione che meno lo sta vedendo protagonista tra le pieghe dei tabellini. Mister Gasperini, infatti, ha scelto di schierarlo titolare in 12 occasioni su 15, peraltro rinunciando a vederlo dal 1′ solo e soltanto in una fase embrionale del 2022/23. Dalla vittoria di Roma in avanti, tanto per fare un esempio concreto, l’ex Chelsea non è mai uscito dall’undici titolare.

Il perchè è presto spiegato: nessun altro calciatore riesce a compiere con la stessa efficacia le due fasi, risultando così il collante perfetto tra il centrocampo e l’attacco, ormai definitivamente riassumibile in un tandem formato da Lookman e un altro partner a scelta, a seconda delle situazioni, tra Højlund, Muriel e Zapata. Il croato è come un abito adatto a tutte le stagioni: intelligente nella lettura di transizioni di gioco e fasi della partita, parecchio sottovalutato nelle capacità di palleggio, portatissimo all’inserimento nei sedici metri avversari da sempre.

UN INTERRAIL PRIMA DELLA DEA  Ad apprezzarlo sempre più, nel mentre, è anche il ct della sua Nazionale Dalic, che invece non gli aveva regalato un posto sull’aereo per Russia 2018, edizione della kermesse iridata che vide peraltro i Vatreni arrivare fino alla finale di Mosca. Proprio nella Pietra Bianca era stato di casa Pašalić in quei mesi, precisamente tra le fila dello Spartak. con tanto di terzo posto e qualificazione ai preliminari di Champions in saccoccia. Un’esperienza delle tante in giro per l’Europa da parte del giovane Pašalić, che a 23 anni aveva già conosciuto 4 campionato stranieri diversi. L’Italia la aveva assaggiata, anche con discreti risultati al Milan, a pochi chilometri di distanza da Bergamo. Non avrebbe mai immaginato, nel periodo rossonero, che la sua terra promessa sarebbe stata quella orobica, con una società disposta a prelevarlo a titolo definitivo dopo tanti parcheggi da parte del Chelsea.

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