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Il top player dell’Atalanta: Gasperini

Elogio al mister piemontese

È indubbio che, dal giorno del suo arrivo a Bergamo, il Re Mida Gasperini abbia trasformato in oro tutto l’ambiente Atalanta.

Un uomo saggio che ha saputo capire i punti di forza della realtà orobica senza però snaturare il proprio credo di gioco. Ed ecco allora tra le mura amiche del Comunale, negli ultimi anni frequentemente abituate a partite noiose e catenacciare, andare in scena gare frizzanti e divertenti, giocate sempre all’attacco.

Una filosofia, quella del Gasp, capace di esaltare quei giovani che, fino all’anno prima, Zingonia  innalzava a propria eccellenza ma che mai nessuno aveva osato lanciare nella mischia in gare importanti.

Sono questi gli ingredienti che hanno fatto vincere al piemontese tante scommesse, nonostante l’indubbio scetticismo iniziale.

Dal vecchio e bollito Papu al bomber che non tira Petagna, dal terzino goleador Conti alla freccia nera diciannovenne Barrow.

Sarebbe riduttivo, però, parlare di miracolo sportivo perché questa formula  non prevede una componente fondamentale dell’etica bergamasca quanto di quella gasperiniana: il lavoro.

Sudare tutta settimana, stare zitti e pedalare, prerogativa dell’imbianchino di Chiudiuno come di un Kessiè, un De Roon o un Cristante. È qui che è entrato in scena l’ultimo e decisivo aspetto, quel sottile discrimine tra l’indubbia bravura di Gasperini e la venerazione che nutrono per lui i tifosi della Dea.

Non si tratta solo delle vittorie o dell’Europa League conquistata, c’è in ballo qualcosa di più profondo. Gasperini, infatti, ha saputo e sa incarnare tutti quegli ideali  etici e lavorativi cari alla città di Bergamo, creando così una squadra gagliarda e spigliata nella quale, ancora di più che nel passato, la gente orobica possa identificarsi.

La storia allora non è vero che la scrivono solo i vincitori, la storia la scrivono quelli che hanno il coraggio di giocarsi le proprie carte, credendo in ciò che fanno, contro lo scetticismo degli altri e le insidie nascoste dietro l’angolo.

Grazie Gasp, bergamasco per sempre.

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