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Gasperini: “Chiesa? I giovani devono essere d’esempio”

Il tecnico nerazzurro è ritornato sull’episodio che è costato un rigore contro e la sconfitta con la Viola

In questi giorni a Trento è in corso il ‘Festival dello Sport’ e all’allenatore dell’Atalanta Gian Piero Gasperini è stato chiesto di tornare sulla sfida contro la Fiorentina e sull’episodio del rigore concesso a Federico Chiesa, che aveva fatto sbraitare non poco il mister nerazzurro: “I giovani rappresentano la parte migliore, possono aiutare il cambiamento e portare una mentalità basata sul rispetto. Poche volte ragioniamo sulla personalità del calciatore”.

CAMBIARE ROTTA. “I grandi esempi nello sport derivano da personalità positive, rispettate anche dagli avversari. Neymar, che reputo uno dei più forti giocatori al mondo, è diventato un contro esempio. E gli servirà per cambiare rotta. Puoi anche vincere una partita, ma essere d’esempio vuol dire comportarsi in ben altro modo”.

AMO LAVORARE CON I GIOVANI. Il tema dei giovani in relazione al calcio è stato sempre al centro del dialogo con Luigi Garlando, prima firma della Gazzetta dello Sport, in Piazza del Duomo a Trento. ‘Come si deve far giocare un bambino?’ la domanda a cui il mister nerazzurro ha tentato di rispondere: “Sono stato fortunato a poter lavorare con i giovani quando ho smesso di giocare, il mio desiderio era trasmettere qualcosa ai ragazzi. A livello di tutti gli sport oggi non riusciamo ad avere talenti. Va ricordato che l’80% dei bambini ama giocare a calcio”.

SPORT DI SQUADRA. “Il problema è di noi adulti, il sistema va rivisto. A scuola l’educazione motoria dovrebbe avere lo stesso peso di altre materie per poi lasciare l’agonismo a chi emerge. Il calcio è uno sport di squadra. In uno spogliatoio io chiedo rispetto per tutti: lo sport insegna questo. La cultura dello sport e’ la cultura della vita. Non serve essere soldatini. Cassano? Un grande talento, ma il suo comportamento negli anni non l’ha aiutato”.

ROSE AMPIE. “Rose troppo ampie? In Europa la panchina è composta da sette giocatori, in Italia è un problema: io vorrei solo 16 giocatori e qualche giovane di qualità. Talenti inespressi? Ne ho visti tanti. Io non ho mai scoperto nessuno, ma ho sempre cercato di estrarre il meglio dai miei ragazzi e cerco di farlo ancora oggi. Quanto serve la fortuna? Sicuramente incide, non solo nel calcio. All’Atalanta sono arrivato nel momento giusto, all’Inter non è stato così”.

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