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Gosens e il cerchio che si chiude: da Goodison Park ad Anfield Road

“Spero di poter chiudere il cerchio”, la promessa della vigilia di Robin Gosens, ad Anfield come a Goodison Park tre anni fa. E dopo il gol allo Spezia annullato…

Gian Piero Gasperini, adesso, si augura di poterlo recuperare in vista del Verona sabato sera. La quasi certezza della vigilia di Robin Gosens, invece, era di poter chiudere il cerchio. Quello personale: col gol, dopo lo splendido mancino a incrociare annullatogli sabato con lo Spezia per il fuorigioco paucicentimetrico di Duvan Zapata, con le serate magiche in Europa e soprattutto con la città di Liverpool. Una promessa fatta a se stesso e al pubblico da remoto, alla vigilia di Anfield Road, dove l’ha messa di nuovo, a immagine e somiglianza della stoccata a Goodison Park. La terza, all’Everton, da fuori stavolta e non tagliando di prima su cross e sponda, in una manita sporca. Tre anni dopo: 23 novembre 2017, 25 novembre 2020. Ed è la seconda gioia nella coppa dalle grandi orecchie: guai a scordarsi del tris calato nel finale a Kharkiv l’11 dicembre scorso contro lo Shakhtar.

GOSENS, DA GOODISON AD ANFIELD. Solo che stavolta era la quarta partita nel girone di Champions League, non la quinta del raggruppamento di Europa League. Qui si tratta di tenere fino al gong il secondo posto alle spalle del Liverpool, comunque apparso tutt’altro che invincibile se si pensa agli sfracelli da cinquina all’andata a Bergamo, lo scorso 3 novembre. Lì c’era da tenere dietro il Lione per restare in vetta. Per il tedesco mezzo olandese, comunque, l’importante era ritrovarsi alla seconda partita con la microlesione al soleo sinistro alle spalle, tre sfide saltate fra cui quella a campi invertiti (tra Crotone e Inter) e per uno così elettrico è un dramma. Occhio, a proposito, all’uscita zoppicante e alla sfiga dietro il numero 17 nella casella delle marcature alla centoquattordicesima allacciata di scarpe con la maglia dell’Atalanta, la seconda pelle della plusvalenza su due piedi di Emmerich am Rhein, giunto nell’estate 2017 dall’Heracles Almelo: per portarselo via, non meno di 30 milioni.

GOSENS, DA RISERVA A TITOLARE. Non è certo soltanto una questione di palloni insaccati più o meno con perizia e tempismo, la parabola da una sponda all’altra del Mersey dell’ex terzino a quattro divenuto pendolino imprendibile e insuperabile sulla preferita mancina. All’epoca del suo primo acuto continentale, di fatto, faceva la riserva. E subentrò (70′) a Hans Hateboer che stavolta gli ha corretto di testa l’ammollo da sinistra del Papu Gomez. Segnando 16 minuti scarsi più tardi sulla seconda palla concessa dai Blues da corner. Bryan Cristante ne aveva già firmate un paio, Andreas Cornelius avrebbe pensato al resto. Ma per il ragazzo dal cuore a metà tra la Mannschaft che l’ha chiamato (4 presenze, oro per lui) e l’Oranje, quella palla nell’angolino significò l’inizio di tutto. La primizia in nerazzurro, seguita in campionato soltanto il 22 aprile dell’anno dopo, al Torino. Cogli Aquilotti, ali tarpate anche da Provedel. Adesso le può spiegare di nuovo. Anche se martirizzare l’imberbe Neco Williams è stato relativamente semplice: ah, se c’era Trent Alexander-Arnold…

 

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