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Mandragora e gli altri: gli ex di Gasperini tra gli Squali

29 ottobre 2014: Rolando Mandragora, l’ultima consonante liquida a separarlo dalla commedia di Machiavelli ma non certo il machiavellismo tattico in campo, che ne fa un interno bifase e un jolly utile anche in difesa, esordisce nel calcio che conta. Giocando sessantasette minuti, per poi lasciare spazio a Kucka, in un Genoa-Juventus risolto al fotofinish da Antonini. Il trait-d’union con la serata di mercoledì 20 settembre, tre anni meno un mese più tardi, è la sfida al suo scopritore principe e mentore, quel Gian Piero Gasperini che del resto anche all’Atalanta s’è confermato rampa di lancio per qualunque baby tecnicamente dotato e soprattutto con la voglia matta addosso di spaccare il mondo.

Un rendez-vous tra il pupillo e la grande levatrice di connazionali da vivaio capace di assecondarne lo sboccio mettendo la composizione floreale in vetrina: non è una frase buttata lì, visto che nel gennaio dell’anno scorso arrivò la chiamata proprio di Madama, nel bel mezzo della stagione in prestito a Pescara per farsi le ossa. A riprova che il mister dalla voce soffiata aveva e ha la vista lunghissima per i talenti. E nessuna paura a gettarli nella mischia.

Fortuna sottozero in black & white per il prode Rolando, leggi frattura al quinto metatarso da ricomporre e un solo gettone contro gli altri quattro sotto la Lanterna concessi ai tempi dal padrino canuto ormai sull’altra sponda. Il pallone a volte rotola lontano dal vivo del gioco e capita di doversi fermare sull’uscio dell’infermeria. E comunque i Mondiali Under 20 di bronzo (insieme agli atalantini Orsolini, Vido e Pessina, adesso in prestito allo Spezia) con Chicco Evani al comando e la fascia al braccio sono tanta roba nel curriculum del mancino napoletano, uno in grado di spezzare le trame altrui come di ribaltare il fronte e concludere nonostante una mira non ancora a fuoco: da professionista, a segno soltanto nell’Under 19 in una cinquina slovacca il 5 settembre 2014, quindi poco prima di vestire il Grifone tra i big dopo lo svezzamento nel settore giovanile locale.

Bastasse lui, da allora l’appioppato speciale del Gasp in ogni finestra di calciomercato, a dipingere il quadretto fra ex. Perché nel Crotone ci sono altri Squali già sguazzati nel mega acquario del tecnico nerazzurro. Partendo dal precedente sfigato, quel Davide Faraoni schierato esterno sinistro nel battesimo del fuoco del derby di Supercoppa Italiana nel lontano 6 agosto 2011: sconfitta in rimonta (2-1) che fu il preludio alla fine dell’avventura col Biscione metropolitano del mister, sloggiato alla quarta di campionato dopo il ko a Novara.

Dentro la cornice appesa alla parete dei ricordi, en passant, anche Adrian Stoian e Mario Sampirisi. L’esterno alto rumeno assommò sei presenze sulle sette stagionali con l’allenatore di Grugliasco nella prima parte del 2013-2014, tre su quattro l’esterno basso ed ex attaccante etneo cresciuto a Milano nell’Aldini Bariviera. Via a gennaio, l’uno di ritorno al Chievo e l’altro in Portogallo all’Olhanense. Il prossimo avversario dalla panchina della quinta giornata di serie A era subentrato a Fabio Liverani, sbolognato alla settima: di lì in avanti, giocatori scoperti o rigenerati a decine e due qualificazioni europee conquistate, e pazienza se nel 2015 Preziosi rimase con un palmo di naso senza licenza Uefa.

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