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37 candeline per Brighi: a Bergamo toccata e fuga

È ancora sulla breccia, da primo della classe, nonostante i guai fisici pregressi e una snervante militanza nel calcio che conta. A quota 37, il festeggiato nerazzurro di oggi, Matteo Brighi, riminese venuto al mondo il giorno di San Valentino, sta lottando per la promozione in serie A con l’Empoli. E l’anagrafe sarà anche impietosa, ma fin qui non gli ha impedito di farsene 13 da titolare (più 2 su 3 in Coppa Italia con Gubbio, 2 a 1 e gol, e Benevento) su 25 cadette tra la prima metà annata a Perugia con Federico Giunti e Roberto Breda, e l’anno nuovo in Toscana sotto Aurelio Andreazzoli, segnando pure nel 4-0 casalingo al Palermo – quinta all time anti rosanero – del Friday Night del 2 febbraio. La svolta, perché una settimana dopo ecco il sorpasso, 46 a 43, a braccetto col Frosinone. Ma a Bergamo, giunto trentenne e già logoro, tra pubalgia e acciacchi vari finì a referto solo 11 volte, 8 dal primo minuto.

Guai a toccare Luca Cigarini e Carlos Carmona, del resto, a un abitudinario come Stefano Colantuono. La coppia centrale d’oro e di platino dell’Atalanta appena risalita al piano di sopra, stagione 2011-2012, quella del meno 6 per Scommessopoli, gli scudieri a pelo d’erba del calcio pratico e privo di fronzoli del Profeta di Anzio. E poi c’era Simone Padoin, esterno o interno secondo le esigenze del copione, finito alla Juve come plusvalenza direttamente dalla finestra invernale del calciomercato.

Brighi, secondo di una dinastia calcistica di quattro fratelli dei quali il solo Marco è vagamente famoso, svezzato nel Grotta Rossa e nella Stella San Giovanni prima di approdare quindicenne al vivaio del club più insigne della città natale, era in prestito secco dalla Roma. E per di più reduce dalla lesione al perone destro dell’8 maggio 2011 col Milan. Tutte premesse per la classica toccata e fuga, quando il meglio di un carrierone grosso così per un incontrista bravo a far legna come negli inserimenti era ormai andato. E lo si notava, senza offesa, dal passo da trotto.

La Juventus e i prestiti a Bologna, Parma e Brescia. La Roma, come parziale contropartita per il Puma Emerson, il prestito al Chievo (con comparsata in Champions e Uefa nel 2006-2007 della retrocessione, Bepi Pillon e Gigi Delneri in panca) come moneta di scambio per Perrotta, la Lupa ancora con la Champions da tris (doppietta al Cluj e firma contro il Bordeaux), la Dea e il Torino che nell’estate 2013 lo compra, il Sassuolo e la capacità non comune di rimettersi in discussione un gradino più in giù. Non era scontato, con quel palmarès: Supercoppa Italiana 2002 in bianconero e 2007 in giallorosso accoppiata alla Coppa Italia 2008, campionato europeo Under 21 a Germania 2004, Oscar del Calcio dell’Associazione Italiana Calciatori come miglior giovane nel 2002, 4 presenze in Nazionale, 35 e 2 reti in Under 21, 5 in Under 20 e 3 in Under 18 in una parabola da professionista da 586 allacciate di scarpe e 43 palloni nel sacco. Tanti auguri.

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