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Gasperini: “Con gli ingaggi non vinci le partite. Roma? Bergamo è casa mia”

Il tecnico: “Nel calcio italiano non c’è un premio alla meritocrazia e se l’Atalanta arriva terza, quarta o quinta per tre stagioni di fila non può accorciare il gap le big”

Sono ricordi più agro che dolci quelli che legano l’Atalanta allo stadio Olimpico di Roma. La finale di Coppa Italia dello scorso 15 maggio brucia ancora anche se tutto l’ambiente e nerazzurro ha dimostrato di sapere superare la delusione. Certo che rabbia ripensare a quel rigore non visto da Banti e ignorato anche dal Var. Per noi, ma anche per mister Gasperini: “Rivedendola quella non è stata una grande partita. Le due squadre si sono annullate e il match poteva risolversi, come poi è successo, solo per un episodio. Il mani di Bastos non mi sembrava un’azione che potesse prestarsi a nessuna interpretazione: era al 100% rigore ed espulsione. Il Var ha dimostrato tutta la sua potenza individuando l’episodio, ma poi non è stata presa una decisione che poteva determinare una svolta nell’assegnazione del trofeo. L’amarezza per non aver vinto è mitigata da quell’episodio“.

La partita con la Lazio per Gasperini poteva essere un derby: “Con la Roma poteva nascere qualcosa se non ci fosse stato un amore grande già in corso da tempo come quello tra me e l’Atalanta. Le persone che lavorano alla Roma mi sono piaciute moltissimo: di loro ho grande stima e sono certo che faranno un grande lavoro alla guida del club giallorosso – ha detto al Corriere dello Sport -. Ho parlato con loro, ma ero legato felicemente alla mia società e a Bergamo. Per questo non è stato possibile sviluppare nessun discorso C’era l’interesse da parte loro, ma da parte mia non esistevano le condizioni per andarmene da qui. A Bergamo sono a casa“.

Anche quest’anno l’Atalanta sa impressionando nonostante un monte ingaggi decisamene inferiore a Napoli, Milan, Lazio e Roma: “Con gli ingaggi non vinci le partite. L’aspetto economico però è fondamentale perché ti obbliga a vendere a 20-25 milioni dei giocatori che le grandi potrebbero anche pagare di più. Nel calcio italiano non c’è un premio alla meritocrazia e se l’Atalanta arriva terza, quarta o quinta per tre stagioni di fila non può accorciare il gap le big. C’è una situazione prestabilita che rimane così indipendentemente dal campo“.

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